Modulo.
Casa Modulo a Verona: una ristrutturazione compatta tra vetro, colore e arredi su misura
In un edificio di rinnovato contesto urbano, in zona Viale Manzoni 22 a Verona, il progetto di ristrutturazione interna nasce da una condizione precisa: l’assenza di una memoria architettonica forte da recuperare. Non vi era una stratificazione storica da interpretare, né un carattere originario da riportare alla luce. Per questo il progetto è partito dalla materia, dagli arredi e dal colore, costruendo una nuova identità domestica attraverso il disegno dello spazio.
Casa Modulo è un intervento di interior design residenziale a Verona che lavora su una metratura compatta, trasformando il limite dimensionale in occasione progettuale. Il riferimento non è la casa come somma di stanze, ma la casa come organismo misurato, abitabile e attrezzato: una sorta di “casa barca”, dove ogni elemento trova posto, ogni volume viene sfruttato e ogni arredo diventa parte integrante dell’architettura.
Luogo: Viale Manzoni 22, Verona
Tipologia intervento: Ristrutturazione interna e progetto di arredi su misura
Destinazione d’uso: Residenziale
Tema progettuale: Ottimizzazione di uno spazio compatto attraverso arredi perimetrali, vetro, colore e proporzione
Riferimenti culturali: High-tech architecture, Parigi, Londra, Le Corbusier, Modulor, Polychromie Architecturale
Materiali principali: Vetro, legno, acciaio, pavimentazioni dai toni caldi, superfici colorate
Elementi caratterizzanti: Cucina in cubo di vetro, tavolo estensibile su disegno, libreria a C, panca contenitiva, mobili perimetrali
Obiettivo progettuale: Ampliare la percezione dello spazio centrale e rendere ogni arredo parte funzionale dell’abitare quotidiano


Un interno senza nostalgia, costruito sulla materia
Il progetto non cerca un passato che l’edificio non possiede. La scelta è più diretta: costruire il carattere dell’abitazione attraverso materiali, superfici, cromie e proporzioni.
Le pavimentazioni diventano il primo elemento narrativo. I toni caldi e avvolgenti stabiliscono la temperatura emotiva della casa, mentre le superfici colorate introducono una sequenza di contrasti controllati. La gamma cromatica non è casuale: il progetto guarda alla lezione lecorbusieriana del colore come strumento architettonico, non come semplice decorazione.
Il colore, in questo interno, non serve a “ravvivare” lo spazio. Serve a ordinarlo, misurarlo, renderlo riconoscibile.
Parigi, Londra e la cultura del vetro
L’ispirazione progettuale nasce da un intreccio di esperienze tra Parigi e Londra. Da un lato, il riferimento alla trasparenza e alla struttura come linguaggio, vicino alla stagione high-tech; dall’altro, la passione per gli oggetti, gli arredi e i sistemi domestici capaci di trasformare la casa in una macchina abitativa precisa, ma non fredda.
Il vetro è l’elemento che più chiaramente traduce questa influenza. Non viene usato come sola trasparenza estetica, ma come dispositivo architettonico: separa senza chiudere, protegge senza isolare, definisce la cucina senza sottrarla alla percezione generale dello spazio.
La cucina, racchiusa in un cubo di vetro, diventa così un ambiente autonomo e al tempo stesso parte della scena domestica.


Modulo, Modulor e misura dell’uomo
Il progetto lavora sul concetto di modulo e sulla misura dell’uomo. Il riferimento al Modulor di Le Corbusier non viene trattato come citazione formale, ma come principio operativo: lo spazio deve rispondere al corpo, ai gesti, alle aperture, agli usi quotidiani.
La casa compatta impone una progettazione precisa. Qui il centimetro non è un dettaglio secondario, ma una condizione progettuale. Ogni mobile, ogni gola, ogni apertura e ogni contenitore sono pensati per adattarsi alla vita domestica reale.
L’architettura non si limita a disegnare lo spazio: misura il gesto.


La casa barca: spazio centrale e arredi perimetrali
La metratura ridotta ha suggerito una strategia chiara: liberare il centro dell’ambiente e concentrare le funzioni lungo il perimetro.
Come in una barca, ogni elemento ha una posizione precisa. Il mobilio viene “spalmato” lungo le pareti per ricavare un vuoto centrale più ampio, fluido e abitabile. La casa guadagna respiro non perché aumenta la superficie, ma perché cambia il modo in cui lo spazio viene organizzato.
Questa scelta permette di tenere insieme due esigenze spesso in conflitto: praticità e identità formale. L’interno diventa un esercizio di stile controllato, ma resta profondamente funzionale.
Il mobile come organismo: pelle esterna e colore interno
Uno dei temi più interessanti del progetto riguarda il modo in cui il mobile viene concepito. Non come oggetto appoggiato alla stanza, ma come organismo vivo, integrato nell’architettura.
L’esterno del mobile è omogeneo, continuo, quasi una pelle. Le aperture, invece, rivelano un colore più intenso. Il riferimento è al corpo umano: come il viso presenta elementi cromatici più forti nelle aperture — le labbra, gli occhi, la bocca — così il mobile mostra il proprio carattere nei tagli, nelle gole, nei cassetti e nelle fessure.
Il colore interno non è quindi un vezzo decorativo, ma il segnale di una funzione. Dove il mobile si apre, il progetto dichiara una soglia.


Il tavolo: design, economia costruttiva e trasformazione
Il tavolo della zona pranzo è uno degli elementi chiave della casa. Nasce come esercizio di design bilanciato tra forma, costo e prestazione.
La base in acciaio garantisce stabilità, mentre il piano lavora su una composizione cromatica articolata: una porzione cioccolato, un piano verde bosco e un elemento aggiuntivo ocra, in continuità con la libreria a C e con la sintesi cromatica del pavimento in rovere.
La soluzione è intelligente perché evita meccanismi complessi e costosi. A parte la base, il tavolo non ricorre a strutture metalliche elaborate: è composto da due piani in legno che scorrono uno sopra l’altro. L’estensione di 30 cm permette di ampliare il piano e ospitare fino a otto persone.
Il tavolo non è solo un arredo. È una piccola architettura domestica trasformabile.
La panca contenitiva e la nicchia pranzo
Il tavolo prende posto all’interno della nicchia della panca. Anche qui il progetto ragiona per integrazione: la seduta non è un elemento separato, ma parte del sistema contenitivo della casa.
La panca si apre in tre posizioni. Sedute e schienale diventano contenitori, aumentando la capacità funzionale dell’ambiente senza aggiungere ingombri visibili. È una scelta concreta, quasi tradizionale nel principio: nulla viene sprecato, tutto deve servire.

La cucina in vetro: intimità e innovazione
La cucina è racchiusa in un cubo di vetro. Questa scelta definisce una separazione visiva e funzionale tra la zona operativa e la zona pranzo, senza interrompere la continuità percettiva dell’ambiente.
Il vetro consente di mantenere la profondità visiva dello spazio, ma introduce anche una dimensione più intima: la cucina è presente, visibile, riconoscibile, ma non invade il resto della casa.
All’interno, le soluzioni su misura rafforzano il carattere del progetto: portabottiglie integrati, porta spezie a forma di C, elementi cromatici coordinati con il pavimento in rovere e con il sistema generale degli arredi.
La cucina non viene trattata come blocco commerciale. Diventa una stanza tecnica, domestica e scenografica.
La libreria a C: continuità, ordine e versatilità
La libreria a forma di C è un altro elemento strutturante dell’intervento. Il suo disegno continuo permette di tenere insieme più funzioni: contenere, ordinare, esporre, accompagnare il rapporto tra zona pranzo e cubo di vetro della cucina.
Quando la libreria incontra il volume trasparente, cambia ruolo. Non è più soltanto un arredo contenitivo, ma diventa una soglia, un raccordo, un dispositivo di transizione tra le parti della casa.
In questo modo lo spazio rimane ordinato senza diventare rigido. La versatilità non è ottenuta aggiungendo elementi, ma facendo lavorare meglio quelli necessari.
FAQ
Quanto conta il progetto degli arredi su misura in una ristrutturazione interna?
Negli spazi compatti è determinante. Gli arredi su misura permettono di recuperare contenimento, liberare superfici centrali e costruire un’identità coerente tra architettura, funzione e vita quotidiana.
Perché usare il vetro per separare la cucina?
Il vetro consente di separare la cucina dal resto dell’ambiente senza chiudere la percezione dello spazio. È una soluzione utile quando si vuole mantenere luminosità, profondità visiva e continuità tra le funzioni domestiche.
Che cosa significa progettare una “casa barca”?
Significa trattare ogni centimetro come risorsa. Come negli interni nautici, gli elementi vengono integrati lungo il perimetro, i contenitori sono nascosti o multifunzione e lo spazio centrale viene mantenuto il più libero possibile.
Qual è il ruolo del colore nel progetto Casa Modulo?
Il colore non è decorazione, ma strumento architettonico. Serve a distinguere aperture, funzioni, piani e profondità. Le tonalità sono pensate in relazione alla cultura cromatica di Le Corbusier e alla costruzione di un ambiente caldo, misurato e riconoscibile.
Perché il riferimento al Modulor è importante?
Il Modulor introduce il tema della misura umana nell’architettura. In questo progetto il riferimento viene tradotto nella scala degli arredi, delle aperture, delle altezze e dei gesti quotidiani, rendendo lo spazio più aderente al corpo e all’uso reale.
Una metratura ridotta può avere un forte carattere architettonico?
Sì, ma richiede un progetto preciso. In una casa compatta non si può procedere per aggiunte casuali: ogni arredo, ogni materiale e ogni colore devono partecipare a un sistema coerente.
Andrea Giuriato Architetto si occupa di ristrutturazioni interne a Verona?
Sì. Lo studio Andrea Giuriato Architetto, con sede a Verona, sviluppa progetti di ristrutturazione residenziale, interior design, arredi su misura e pratiche edilizie, con particolare attenzione alla qualità dello spazio abitativo e alla valorizzazione dell’immobile.